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Donato Zoppo
(Movimenti Prog)
Benchè l'impronta di "Jesahel" sia rimasta nel DNA musicale dei
Delirium, non si riflette mai abbastanza sulle due incarnazioni che la
storica band genovese ha avuto. I generici appassionati di musica (ma
anche molti cultori prog) li ricordano come la prima band di Ivano
Fossati, ed è vero che il primo disco "Dolce acqua" è dominato dal
grande cantautore. Ma c'è anche una seconda fase Delirium, anche più
importante, quella caratterizzata dalla presenza del fiatista inglese
Martin Grice. Due dischi che lasciavano la chiave acustica del primo
per entrare in territori di fusione tra rock-jazz e progressive
inglese. Oggi i Delirium si sono riformati: in un mercato discografico
così frenetico,alla continua ricerca della hit, composto
prevalentemente da ascoltatori che cercano il suono più familiare e
rassicurante cosa propongono i Delirium? Un sicuro ritorno alla
celebre "Jesahel" oppure un nuovo percorso? A vedere la formazione
tutto fa pensare ad un aggancio alla seconda fase della carriera:
accanto ai fondatori Ettore Vigo (piano e tastiere) e Peppino Di Santo
(batteria) c'è Martin Grice, più due nuovi arrivati (Roberto Solinas
alle chitarre e Fabio Chiglini al basso). Un disco in studio è in
arrivo ma un gruppo che nasce negli anni '70 non può rinunciare al
concerto: i Delirium hanno registrato la felice serata trentina del 24
luglio 2006 ed è nato "Delirium live", il primo disco dal vivo della
loro lunga carriera, patrocinato con entusiasmo dal team della Black
Widow. Il repertorio però miscela agilmente prima e seconda fase,
alternando pezzi da ognuno dei tre dischi, senza dimenticare le cover:
un medley tulliano e un tuffo beatlesiano ("With a little help from my
friend", dedicata a Joe Cocker) collegano la band con il panorama rock
internazionale che ha fatto storia. La storia dei Delirium nel rock
italiano è minore rispetto a quella di Orme, Banco e PFM, tuttavia ha
la propria dignità, soprattutto riascoltando con quale freschezza il
gruppo suona nel 2006. |
Pezzi come l'imponente "Villaggio" sono ancora più acuminati e
rockeggianti che in passato, la tenuta del gruppo è ottima e non si
percepisce ruggine nonostante la lunga inattività. Convince la lettura
elettrica dei pezzi di "Dolce acqua", originariamente in chiave
folk-jazz. Il flauto e i sax di Martin bene si amalgamano tra le
tastiere di Vigo e le rocciose chitarre di Solinas, tra spunti jazz e
rock-blues, pause acustiche e accelerazioni hard,
tra l'invasione di tempi irregolari in "Culto disarmonico" e la soave
melodia di "Dolce acqua". C'è un inedito che la band aveva già fatto
circolare: "Notte a Baghdad", un coinvolgente pop-rock che può
ricordare il tentativo della PFM del "Cavallo di legno". Un live-album
vivace, gioioso, compatto. Ma i più cattivi si chiederanno: "ma è
ancora in giro 'sta gente coi capelli bianchi?". Certo: quando una
band ci sa fare non ci sono capelli o rughe che tengano. E i Delirium
del 2007 sono un gran bel gruppo.
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